A TE, GIOVANNI PAOLO II

 

 
 

 

 

TOTUS TUUS

 

SABATO 2 APRILE 2005

DOMENICA 2 APRILE 2006

 

 

 
 
 

 
 

 

 Un fulgido astro si è spento
nell'ecclesiale firmamento,
per poi brillare
di una luce speciale
nell'eterna Volta Celestiale.
 

Sempre a noi vicino Tu sei stato,
anche se da lontano sei arrivato.
Hai retto con magnificenza,
da tutti ammirato,
le sorti del Romano Pontificato.

Com'è inciso, anzi radicato
in cuor nostro
il ricordo di Te,
che il tempo non cancella,
perché un amore sempre più grande
lo suggella.
 
Come risuona dentro di noi
l'eco profonda delle Tue parole,
usate per consolare,
per benedire,
per convertire.

E' ormai per Te chiusa
quella finestra,
da cui ti affacciavi,
mentre la folla, sempre più numerosa,
si accalcava
e
Ti acclamava
e
a Te inneggiava.
 

Ma ben altra finestra
s'è aperta
in un cielo sempre terso e luminoso,
da cui ci seguirai
col Tuo sguardo amoroso,
ci benedirai,
ci regalerai
dal Regno Eterno
il Tuo inconfondibile
sorriso paterno.
 

Tu, Giovanni Paolo II,
che, con la Tua luce pastorale,
hai irradiato il mondo,
Tu che, superando ogni diversità
di razza, di lingua, di costume, di religione,
sei stato l'Apostolo della pace
e... dell'unione,
prega affinchè ciascuno di noi
imbocchi la strada della Conversione
e
con fede salda ed incrollabile certezza
possa giungere al porto
dell'Eterna Salvezza.

 
Ada Di Carlo

 

 
     
     
     
 

Il poeta e prete di Polonia

 

 

 

 

 

 

 

 
 

"Dio dei nostri padri, 
tu hai scelto Abramo e i suoi discendenti
per portare il tuo Nome fra i popoli.
Siamo profondamente rattristati
per il comportamento di coloro
che nel corso della storia
hanno provocato sofferenze a questi tuoi figli
e chiedendo il Tuo perdono
vogliamo impegnarci
in una fratellanza sincera
con il popolo dell'Alleanza"

 

 

 

 

 

 

 

 

di EVGHENIJ EVTUSHENKO


Io andavo per Gerusalemme,
e l´aria risuonava, come vetro.

Il caldo mi ha intriso di sale
e la coscienza mi ha infuocato dentro.

Dondolando per tenacia,
un vicolo ho trovato, dove Cristo
col palmo si appoggiò sul muro,
e col silenzio pronunciò un discorso.

Ecco il segno che c´è un cuore nel cuore,
a difendere gli altri fino alla fine.
Non importa a cosa lui si aggrappi
l´importante è che siano cuori.

E quante generazioni
dall´infanzia e dall´amore
proprio in quella fessura
hanno infilato i palmi delle proprie mani sul muro.

Nella religione io sono fatto a modo mio.
Fui battezzato di nascosto da mia nonna,
ma poi da pioniere ortodosso,
fui allevato a tutte le fedi.

Il poeta e prete di Polonia
non poteva eliminare tutto quel che è greve
ma pare a me che a modo suo
lui abbia fatto, forse, di più
di quanto non abbia creduto lui stesso.

All´inizio era troppo politico
e a volte troppo unilaterale,
ma in quel gran groviglio di fili
si sarebbe aggrovigliato anche Dio.

Lui comprese che solo l´intreccio delle fedi
è per noi tutti un filo d´Arianna.
E un giorno di questi qualcuno di grande
sarà capace di riunirle per sempre.

Nella Sodoma della politica, e dei soldi,
quando non c´è più nessuno che non si compri,
il poeta è un prete segreto
e il prete gioioso è poeta.

Gettato sulla croce dalla sorte
lui ha abbracciato l´assassino, come un fratello
e si è pentito di un passato
di cui non ebbe mai colpa.

Dalla povertà non si è mai scostato
l´ha portata in sé con dolore
e anche per i crociati
e per la bassezza di miserabili delazioni
perdono ha domandato.

E noi non siamo ancora stanchi di aver a che fare
con le giustificazioni di ogni peste.
Per i falò della nostra Inquisizione
non abbiamo ancora finito di chiedere perdono.

Che cosa ci aspetta? Per ora siamo tutti nella fossa
degli intrighi, barbarie, guerre.
Che cosa ci potrà salvare? Il pentimento,
e il non perseverare nella colpa.

Ci siamo incastrati nell´indolenza della morale,
ma credo, io, che non sia un caso
io sento in quella fessura sul muro
il calore della mano di Cristo.

(9 aprile 2005)

 

 
     
     
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